Dirigente

Data: 03/10/2013 Inserito da: 
Dirigente

Dirigente Scolastico

Dott. Roberto Cennoma

Al Collegio dei Docenti del 1° Istituto Comprensivo

 “Aldo Moro – Virgilio Marone”

 

 

 

 

All’inizio del nuovo anno scolastico sento il bisogno di esprimere il mio più personale augurio a tutti voi affinché possiate lavorare, ciascuno per la propria competenza, in un clima di serenità, collaborazione e intesa professionale.

In una scuola in continua trasformazione, avverto, altresì, la necessità di far riflettere tutti indistintamente su un valore fondamentale, forse perso negli ultimi decenni a causa, anche,  del progresso tecnologico.

Talvolta quest’ultimo diventa un’immotivata ragione per non ridare significato a quel valore cui faccio riferimento e che espliciterò alla fine di questa mia riflessione.

Nel corso degli ultimi decenni del secolo XX, appena trascorso, le istituzioni educative di ogni ordine e grado sono state oggetto di persistente attenzione da parte della società e dello Stato: si era avvertita , infatti, l’esigenza di innovarne funzioni e ruolo a fronte delle trasformazioni di costumi e comportamenti causate, in modo indiretto, dal progresso delle scienze. Mi riferisco, in particolare, ai nuovi strumenti di comunicazione e informazione, ma anche alla produzione industriale di vari beni di consumo e d’uso che hanno caratterizzato tutta la vita del nostro tempo. A partire dagli anni sessanta e settanta, in particolare, il progresso ha inciso sensibilmente sulla cultura e sulla vita delle varie comunità nazionali che si sono andate sempre più connotando come espressione di una società globale. Sono sorti nuovi problemi che pochi decenni addietro erano inimmaginabili, fra cui, in primo luogo, quelli legati alla realtà multiculturale con la quale quotidianamente oggi si è a contatto, una realtà che spesso si è costretti ad accettare passivamente, cioè senza possibilità di analisi e di confronto. La qual cosa fa correre il rischio di vedere tradite le proprie radici e offuscati i valori nei quali, nel passato, si era sempre creduto. Il mondo del commercio, anch’esso industrializzato, ha poi immesso sul mercato prodotti sempre più raffinati e tecnicamente avanzati che, se da una parte hanno liberato dalle fatiche materiali e contribuito a rendere possibile ogni forma di comunicazione e di conoscenza in tempo reale – anche a grande distanza -, dall’altra, hanno creato una seria condizione di isolamento della persona dovuta al “feticcio della completa e individualistica autosufficienza”, secondo il pensiero di Carl Rogers, uno dei più noti psicologi del nostro tempo. In questa mia considerazione finale faccio riferimento proprio a Rogers che  ha voluto considerare alcuni effetti del progresso delle scienze e dell’industria verso la fine dell’ultimo Millennio. Inizialmente egli procede nel proporre un elenco meticoloso di tutto ciò che oggi, proprio a causa del predetto progresso, può essere individualmente privato: la macchina personale, la propria stanza, il telefono cellulare, la radio portatile e, inoltre, il walkman, il televisore in ogni ambiente dell’abitazione, il personal computer, eccetera. Quindi aggiunge: “…col cibo e i vestiti acquistati in grandi negozi impersonali, con la mia cucina, il frigorifero, la lavastoviglie, la lavatrice, posso praticamente essere immune da un contatto intimo con qualunque altra persona… . I massimi risultati di privatezza nella vita personale possono essere -  e spesso sono – così ottenuti. Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo”. Si tratta, però, di un obiettivo che, in molti casi, lascia l’amaro in bocca. Infatti, l’Autore così continua: “Ma paghiamo anche un prezzo. Dalla nostra gioventù alienata provengono i nostri criminali, capaci di violenze insensate. Dagli anni della nostra mezza età, ‘progrediamo’ verso uno status molto solitario di ‘cittadini anziani’. Entrambi, il giovane e il vecchio, sono quasi del tutto inutili nella nostra società moderna, e sono acutamente consapevoli di questa loro inutilità. Non c’è spazio per loro. Sono privati, isolati e disperati”. È un’analisi che lascia preoccupati, soprattutto per i riscontri, quasi quotidiani, che si possono registrare. Ora, nel proporre queste idee, e quasi per contrasto, ma anche per un personale interesse per la filosofia, il pensiero mi corre lontano nel tempo, sino al IV Secolo a. C., per giungere a Socrate, il quale, come è noto, espresse le proprie contrarietà per la parola scritta di cui già in quei tempi se ne raccomandava la diffusione.   Naturalmente il Filosofo non intendeva, in tal modo, protestare contro il progresso di quella comunicazione a distanza, come poteva accadere appunto con l’uso della parola scritta, anche perché il progresso non si può fermare. Egli, però, riteneva che l’uso della parola scritta era inadeguato ad esprimere compiutamente il proprio pensiero e a cogliere l’esatto significato del pensiero altrui. Credeva, invece, che fosse il dialogo essenziale, sia per il confronto fra persone, sia, soprattutto, per il confronto con se stessi. In effetti con il ‘dialogo – confronto’ egli potè esercitare l’arte della maieutica a scopi di promozione culturale ed educativa, consentendo la scoperta della verità, anziché l’assunzione di giudizi di verità, come potevano essere comunicati dagli altri. La posizione socratica va considerata, evidentemente, come provocazione: la conquista della parola scritta, infatti, non poteva comunque essere discussa, poiché essa, già allora, si costituiva come strumento di documentazione della storia e parte della stessa storia dell’uomo, tanto più che proprio con la scrittura è stato possibile tramandare il suo insegnamento. La provocazione sta nel fatto che per Socrate ogni forma di conoscenza e di verità doveva poter nascere dal confronto interpersonale delle idee, quindi dal dialogo, perché avvertiva che l’uso privato degli strumenti del sapere non avrebbe consentito alcun tipo di educazione e, quindi, di saggezza.

  • Su questo doppio riferimento alla storia antica e alla società contemporanea mi fermo un attimo a riflettere!!
  • Sulla carenza di dialogo nella società mi fermo a riflettere!!
  • Sulla necessità di dialogo formativo e di crescita professionale tra colleghi, tra docenti che condividono gli stessi problemi, mi fermo a riflettere!!
  • Sul bisogno di parlare prima ancora di scrivere, di messaggiare, di comunicare via e-mail, di COMUNICARE A DISTANZA, mi fermo a riflettere!!

Il mio è un invito a “dialogare” nella scuola, proprio come si dialogava nelle famiglie quando non c’era la televisione, perché dal dialogo nasce il confronto positivo e da questo la crescita personale professionale. Il Dialogo è quel valore che dobbiamo recuperare e preservare, perché da soli non si risolvono i problemi, da soli si rischia di precipitare nel pericoloso tunnel dell’individualismo. Ricordiamoci che la nostra professione è fondata sulla contitolarità, corresponsabilità, collaborazione, condivisione del “fatto educativo”. Nessuno di questi termini fa riferimento al singolo, ma alla collettività!

A tutti voi auguro un sereno svolgimento della vostra missione

in una scuola del dialogo costruttivo!

Con stima

Il vostro Preside

 


 

Ricerca

Articoli Recenti:

  • 09/11/2018 Progetto di Educazione Finanziaria
    Nella logica dello sviluppo delle competenze sociali e civiche, ha preso avvio il progetto di Educazione Finanziaria che vedrà coinvolti gli alunni ...
  • 05/11/2018 La castagnata del plesso Andersen
    Alla scoperta dei colori e dei sapori autunnali parte del progetto annuale " la magia del mangiar sano"...
  • 04/11/2018 4 Novembre
    Il 4 novembre in Italia si festeggia la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.Il 1° Istituto Comprensivo “Moro-Marone” ...